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Il Mahatma fu ingannato nel suo tentativo che portò non alla definitiva unità indù-musulmana, ma alla pesante disfatta di questa unità. Cinquanta milioni di musulmani indiani cessarono di essere contadini; la minoranza non musulmana del Pakistan occidentale fu liquidata sia con brutali assassinii, che attraverso la forzata rimozione dalle loro abitazioni. La stessa cosa avvenne nel Pakistan orientale.
110 milioni di persone furono strappate dalle loro case; non meno di quattro milioni erano musulmani. Ma Gandhi continuò a perseguire la stessa politica di "pacificazione", assecondando indirettamente ciò che gli inglesi avevano iniziato con la loro politica del "divide et impera".

Sin dal suo ritorno in India sviluppò la sua ostinata mentalità in base alla quale solo lui avrebbe dovuto essere il giudice finale di ciò che era giusto o sbagliato. Se il paese voleva la sua leadership avrebbe dovuto accettare la sua infallibilità. Contro questa attitudine non vi poteva essere una mezza misura: il Congresso doveva arrendersi al suo volere ed essere contento di suonare il secondo violino di fronte a tutte le sue eccentricità, capricci, visioni metafisiche, oppure proseguire per la propria strada.

Egli solo era il giudice di qualsiasi cosa, egli solo il cervello che guidava il movimento di disobbedienza civile. Nessuno poteva conoscere la tecnica di tale movimento, quando iniziarlo e quando ritirarsi.
Il movimento poteva avere successo o fallire; poteva condurre ad enormi disastri e rovesci politici ma questo non avrebbe fatto la differenza all'infallibilità del Mahatma.

"Un Satyagrahi non può mai fallire" era la formula per dichiarare la sua infallibilità e nessuno, eccetto sé stesso, sapeva cosa fosse un Satyagrahi.
Questa ostinatezza associata alle più severe austerità della vita, un lavoro senza tregua, un carattere arrogante fecero apparire Gandhi formidabile e irresistibile.
Molti intellettuali dell'epoca pensarono che la sua politica era irrazionale ma essi avrebbero dovuto ritirarsi dal Congresso o mettere la loro intelligenza ai suoi piedi senza alcuna critica.
Segue la descrizione di alcune cantonate che la politica del Mahatma prese durante i 32 anni di indiscussa leadership.

  1.  Khilafat. Il movimento Khilafat (1919-1924) era una campagna di protesta pan islamica, lanciata da musulmani in India britannica per influenzare il governo britannico a proteggere l'impero ottomano durante le conseguenze della prima guerra mondiale.
    La Turchia aveva perso la maggior parte del suo impero in Africa e nel Medio oriente. I giovano turchi avevano obbligato il Sultano ad abdicare. Ma la devozione dei musulmani indiani al Khilafat era forte, credendo che furono gli inglesi a portare alla rovina sia il Sultano che il movimento stesso. Iniziarono, perciò, una campagna per la sua risurrezione.
    In un momento di opportunismo, il Mahatma fraintese l'idea che aiutando il movimento Khilafat egli sarebbe diventato il leader dei musulmani in India, così come già lo era degli indù.  Con l'unità indù-musulmana ottenuta i britannici avrebbero concesso l'autogoverno.
    Ma Gandhi calcolò male la sua strategia e portando il Congresso Nazionale a identificarsi con il Movimento Khilafat introdusse gratuitamente elementi teologici che provocarono una tragica e disastrosa calamità.
    In un primo momento il movimento per il revival del Khilafat sembrò andare in porto ed i fratelli Alì, che erano i cap, nuotarono sulla cresta dell'onda della popolarità.
    Tuttavia il movimento fallì.
     I musulmani avevano tenuto distinto il Movimento dal Congresso; essi accettarono il suo supporto ma ovviamente non si fusero con esso come aveva sperato Gandhi. Quando il fallimento fu eclatante essi divennero disperati e la loro rabbia si rivolse verso gli indù; seguirono innumerevoli sommosse in svariate parti dell'India; le principali vittime furono gli indù, dovunque. E così l'unione indù-musulmana del Mahatma divenne un miraggio.

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