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Mai come oggi ci siamo trovati faccia a faccia con quello che, tra i problemi più assillanti, ha cominciato a minacciare direttamente la nostra sopravvivenza: il crescente esaurimento delle energie che il nostro pianeta, fino ad oggi, ha continuato a garantire in via naturale.

Ed ecco che il concetto di energia, di qualcosa, cioè, che nella sfera ambientale stiamo forse perdendo irrimediabilmente, ha assunto proporzioni tali da diventare uno dei valori più strettamente connessi a qualsiasi ambito della nostra attività.

Probabilmente l'attuale umanità, se saprà conservare quella saggezza che è legge di natura e che ha garantito fino ad oggi la continuità della specie, riuscirà a trovare la giusta soluzione ai suoi problemi più urgenti.

Intanto mai come oggi si è parlato di "energia & energie".
E' diventata la chiave che apre lo scrigno dei rimedi a tutti i problemi dell'uomo, attraverso le mille sfaccettature della vita quotidiana.

Allora..."saranno le nuove energie che sicuramente garantiranno un futuro migliore..." e tra le "energie" di cui ti senti pieno e quelle che il tal prodotto reclamizzato ti farà recuperare, ti trovi sempre più ad aver bisogno di qualcosa che possa garantire la piena efficienza delle tue possibilità.
Qualcosa che, pur nella sua apparente immediatezza e fruibilità, sembra sfuggirti continuamente.

Uno dei versi più belli della Chandogya Upanishad, tra i primi testi indiani di filosofia risalenti all'ottavo - settimo secolo a.C. proclama: "...la sottile sostanza di cui tutto è composto...questo sei tu...[tat tvam asi]" chiara allusione all'identità con l'Energia Universale, che non è fuori di te, ma dentro e intorno a te.

Già da allora, quindi, l'energia rappresentava il fondamento dell'Universo intero ed ogni forma esistente non era se non l'espressione di una sua particolare modalità.

Da questa realtà, in effetti, non ci siamo mai allontanati.
La scienza, attraverso l'analisi sempre più profonda del tessuto dell'Universo, non ha potuto non confermare l'unità, la conservazione e la continuità dell'Energia; ma ciò che in origine era frutto dell'intuizione di una realtà percepita, "sentita" in ogni fibra dell'uomo, oggi deve necessariamente essere sostenuto dalla concretezza sperimentale.

Se volessimo usare una metafora per definire lo spostamento di prospettiva dell'umanità attuale, potremmo giungere ad affermare che..."un bel giorno, o meglio, un giorno infausto un Re ha perduto il suo regno perché...ha dimenticato di sedere sul trono".

Il rapporto che pone l'umanità davanti alla natura è lo stesso che pone me dinnanzi al mio corpo e se esso continuerà ad essere esclusivamente quantitativo, sarò costretto probabilmente ad una perpetua ricerca nel vano tentativo di dismostrare che, tutto sommato, i conti possono sempre pareggiare. La potenza, l'energia invece non può essere dimostrata perché è precisamente essa che dimostra tutto.
E' su tale considerazione che, in gran parte, poggia tutto il sistema filosofico del Tantra dal quale, a sua volta, deriva quel complesso di pratiche che comunemente chiamiamo Yoga.

Se Yoga significa unione e, di conseguenza, rapporto, è dalla reintegrazione del rapporto originario con la Natura - e quindi con me stesso - che è possibile avviare quel processo di ricerca che conduce un Re a ritrovare il suo regno.
Ed ogni esperienza potrà essere effettivamente realizzata solo ed esclusivamente in funzione di quel rapporto.

"Ciò che è qui è anche altrove, ciò che non è qui non è da nessuna parte".
E' ancora la filosofia del Tantra che mi ricorda chi, in realtà, io sia; di quale materia sia fatto il mio corpo; di quale energia sia sostanziata la mia materia.

Debbo solamente realizzare tutto ciò; non pensarlo, ma sentirlo in ogni mio organo, in ogni fibra, in ogni cellula di me, con il "...piacere che accompagna inseparabilmente ogni attività perfetta e sufficiente a sé stessa..." [Aristotele].

Esiste un nome comunemente attribuito dalla devozione - o più esattamente, dalla saggezza popolare indiana - ai figli: Ananda.
Questo è un termine che ritroviamo anche nei trattati filosofici indiani e sta a significare felicità, beatitudine.

Nella metafisica indiana l'Essere supremo dal quale tutto ha origine è Sat-Cit-Ananda (Saccidananda) ossia, tradotto in termini nostrani: Felicità che scaturisce dalla piena Consapevolezza di Essere.

Il mio corpo, il mio involucro, che è l'esatto riflesso, sul piano formale, di quel Tutto-pieno-di-Felicità, è anch'esso sostanziato di ananda, ovvero del piacere di sentirsi parte dell'Energia cosmica: Prana.

Come il fuoco non è altro che il "bruciare", combustione in atto, così la mia forma corporea non può essere altro che Coscienza viva, Felicità di Essere.

"...chi meglio della esperienza, se ce lo svela ed insegna, può dimostrare che cosa sia quel sentire del corpo?..." [Lucrezio Caro: De Rerum Natura].