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La scienza del pashuvidya [conoscenza del mondo animale] fu anticamente considerato uno studio essenziale per chi avesse desiderato conoscere i misteri dell'Universo o acquistare poteri magici. 

Una vera e propria scienza

Gli animali rappresentano un importante elemento nell'iconografia pittorica e scultorea della cultura indù.
Nei miti e persino nella pratica religiosa quotidiana essi sono un fondamentale sostegno alla via di accesso al divino.

La scienza del pashu - vidya [conoscenza del mondo animale] fu anticamente considerato uno studio essenziale per chi avesse desiderato conoscere i misteri dell'Universo o acquistare poteri magici.
Questa scienza includeva il linguaggio delle bestie e degli uccelli; quest'ultimo rappresentava un siddhi [potere] molto importante.
Il linguaggio degli uccelli è menzionato anche dal Corano, ed è quello degli dei, ossia la conoscenza spirituale

Buddisti e Giainisti prestano particolare attenzione agli animali malati, agli uccelli, ai pesci, persino agli insetti ed erigono addirittura ospedali per le loro cure

Classificazioni

Il termine sanscrito jangamu [mobile] viene adoperato per tutto il mondo animale; a seconda del modo di generazione, gli animali vengono classificati in:

  • jara yuja, mammiferi
  • andaja, ovipari
  • ayonija, "nati non da matrice": vermi ecc.
  • svedaja, "nati da escrezione", come alcuni tipi di vermi, formiche ecc.
  • jalaja, "nati dall'acqua" come le sanguisughe.

Una distinzione più generale viene fatta tra i pashu, ossia coloro che possono essere "legati" - si tratta in sostanza degli animali domestici come armenti, oche, pecore, cani -, i mriga, ovvero la cacciagione - capriolo, antilope, gazzella - e vyaala, cioè i feroci, coloro che vivono allo stato selvaggio come tigri, elefanti, rinoceronti.
Secondo il mito, Shiva creò le differenti specie di animali, semplicemente assumendo le loro caratteristiche asana, posture o atteggiamenti.
Sono ben noti i differenti asana dello hatha yoga che derivano da nomi di animali.

Brahma stesso concorse alla creazione del mondo animale, in quanto congelò in ogni specie un profondo segreto: quello dell'anusvara [la nasalizzazione della sacra sillaba Om] nel cavallo; il segreto dell'interiorità nella vacca; quello della longevità nel corvo.

La maggior parte degli dei del panteon indù è associata ad un particolare animale. Si dice che sia il loro veicolo, vahana.
Chi non ha presente il topo, Mushaka, cavalcato da Ganesha, oppure il toro Nandin, a guardia dello shivalinga, emblema aniconico di Shiva, o di Garuda, l'aquila di Vishnu?

Vishnu, in alcune sue manifestazioni, avatara, apparì sotto specie animali per salvare il mondo: il pesce, la tartaruga, il cinghiale, il leone perché solamente sotto queste specie potè avere la meglio sui tiranni dell'universo.

Dopo che Krishna decapitò il demone marino Panchajana che viveva in forma di conchiglia in fondo al mare, usò il suo corpo, panchajanya, come tromba.
La shanka, o conchiglia emerse dall'oceano frullato e fu presa da Vishnu, al quale in seguito fu sottratta dal demone Shankasura.
Quando Krishna decapitò il demone dedicò la shanka, o conchiglia, al suo proprio servizio ed è per tale motivo che questi utensili vengono soffiati nella cerimonia del tempio ed in battaglia.

La funzione del cane

Sebbene il cane venga considerato generalmente come impuro, anche esso figura preminentemente nella mitologia indù ed è adorato in alcune parti dell'India come discendente di Khandoba o Khanderao.
Si tratta di una divinità pre ariana dell'India del Sud.
Gli attendenti del suo tempio, a Gudguddapur, chiamati vaghya, sono considerati come i discendenti dei cani di Khandoba e durante il festival annuale essi abbaiano ed elemosinano come cani, mangiando dai recipienti che vengono deposti sul terreno.

La funzione del cane, comunque, è chiaramente - in tutte le culture - quella di psicopompo: la guida dell'uomo dopo la morte, dopo essere stato il suo compagno durante la vita.

La presente, breve rassegna vuole essere un omaggio a queste creature che non hanno diritto di cittadinanza nella tronfia e superba società umana.
A loro, troppo spesso, si ricorre per ornare con fronzolo gentile e vezzoso la troppo arida esistenza della vita attuale.
Amiamole, sono un prolungamento della complessa natura umana e solo nell'uomo possono trovare la loro salvezza.

Questo articolo è dedicato ad un fedele, caro, insostituibile amico dell'autore, venuto a mancare alla fine della sua dignitosa vecchiaia.
"Possa l'organo della vista procedere verso il sole; possa il respiro fondersi nell'atmosfera; possa tu procedere, secondo le tue virtù, verso il cielo, nella terra o nella regione delle acque, qualunque luogo sia benefico"