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Il Codice di Manu

"L'omicida di un Brahmano - a seconda del grado di colpevolezza - rinascerà in un cane, un maiale, un asino, un cammello, un toro, una capra, una pecora, un cervo, un uccello, un Chandala [fuori casta, nato da padre brahmano e da madre shudra], un Pulkasa [nato da una madre kshatriya e da un padre shudra].
Un Brahmano che beve alcool migrerà nei corpi di vermi, insetti, cavallette, mosche che svolazzano su escrementi, od altri schifosi animali. 

Un Dvija [lett. = nato due volte, appartenente alle prime tre caste] che ruba ad un Brahmano passerà migliaia di volte nei corpi di ragni, serpenti e camaleonti; di mostri marini e demoni assetati di sangue.

Colui che viola il letto del suo guru, migrerà per centinaia di volte in un vegetale, un cespuglio, una pianta rampicante, in animali carnivori e bestie dai lunghi denti o bruti crudeli.
Coloro che infliggono ingiurie al prossimo diverranno divoratori di carne e coloro che consumano cibi proibiti diverranno vermi.
I ladri si divoreranno gli uni con gli altri e coloro che si accoppieranno a donne di casta servile, diventeranno fantasmi...

Un uomo che, con cupidigia, ha rubato gemme, perle, coralli o qualsiasi altro oggetto prezioso, rinascerà nella tribù degli orafi (!); se ha rubato grano rinascerà come topo; ..."
(leggi di Manu, libro XII)

Il crepuscolo degli idoli

La lettura di questo brano appartenente al Manavadharma shastra - le leggi di Manu - un vero e proprio codice morale, etico, sociale, religioso dell'universo indù al quale anche Nietzsche ha prestato particolare interesse:

["...in esso è stabilito il compito di allevare tutte insieme non meno di quattro razze: una sacerdotale, una guerriera, una di mercanti e di contadini, infine una razza di servi: i Shudra.
Evidentemente non siamo più qui tra domatori di animali: un tipo umano cento volte più mite e più razionale è il presupposto per concepire anche soltanto il progetto di un silmile allevamento.
Si tira un sospiro nell'uscire dall'atmosfera infetta e carceraria del cristianesimo per entrare in questo mondo più sano, più elevato, più vasto...
Ma anche per questa organizzazione fu necessario essere terribili - non già questa volta nella lotta con la bestia, bensì con il suo concetto antitetico, l'uomo non da allevamento, l'uomo ibrido, il Chandala...].
(F. Nietzsche - Il crepuscolo degli idoli)

suggerisce, almeno, un paio di principi che sono alla base della vita e della morte nella cultura indiana, e cioè che:

esistono dei piani gerarchici di esistenza, strettamente legati al livello morale di codotta;
l'idea fondamentale sulla quale si intrecciano le diverse modalità di esistenza è quella di un perenne susseguirsi di nascite e morti.
Sul primo punto non sarebbe necessario soffermarsi, se non per rilevare quanto, oggi, certe "correnti di pensiero" tendano a volgarizzare una cultura privandola spesso dei suoi doveri etici e morali - a volte anche molto pesanti - in virtù di una spinta alla indiscriminata quanto remunerativa diffusione della moda indiana.

Il dogma della trasmigrazione divenne parte integrante della religione brahmanica.
Il concetto essenziale è quello dell'esistenza di un Essere supremo dal quale emanano le anime individuali le quali, in una sorta di disorientamento e di oblio sono spinte a realizzare una esistenza individuale e a nascere in un corpo fisico.

 Religione e filosofia

Quelle anime, separate quasi inconsapevolmente dalla reale sorgente della loro esistenza, sono in verità spinte a ritornare ad essa, ovvero a fondersi nuovamente nella divina sostanza dalle quali sono state originate.
Ma siccome la loro natura è stata in qualche modo contaminata durante la loro "carriera" terrena, è necessario realizzare qualsiasi sforzo teso alla purificazione in vista della reintegrazione finale.

La Religione insegna che questo obiettivo può essere raggiunto attraverso la stretta osservanza dei riti e delle prescizioni in conformità ai precetti del dogma stesso.

La Filosofia ( questa è una sostenziale differenza con la cultura giudaico-cristiana) assicura che l'anima può essere riunita al Brahman se si realizza la vera natura della divina essenza dalla quale si proviene, in virtù di argomentazioni che esulano dalla normale sfera religiosa.

Una più generale dottrina della migrazione delle anime è basata sulla teoria filosofica delle tre qualità cosmiche:

  • sattva (purezza), 
  • rajas (passione), 
  • tamas (buio e ottundimento) delle quali l'anima incarnata può rivestirsi.

Manu sostiene che le anime rivestite di sattva ottengono la condizione degli dei; quelle rivestite di rajas, la condizione di uomini e le altre, invischiate nel tamas, la natura delle bestie.
Ciascuna di queste condizioni, a sua volta, è ripartita in tre livelli.

Il livello più basso della qualità tamas è quella degli oggetti inanimati, vermi, insetti, pesci, serpenti, tartarughe, bestie domestiche e selvagge.

Lo stato intermedio è quello di un elefante, un cavallo, uno Shudra, un barbaro (Mleccha), un leone, una tigre, un cinghiale.

Il livello più alto di tamas è quello di un uccello, un imbroglione, un demonio chiamato Rakshasa, un demone vampiro.

Il livello più basso di un'anima rivestita di rajas può essere quella di un pugile, un ballerino, un uomo che vive mediante l'uso di armi, un addetto ai luoghi dove si gioca e si beve.

Il livello intermedio è quello di un Re, un militare, il prete di un Re, un avvocato.
Il livello più alto appartiene ai Gandharva - musicisti del paradiso di Indra -, Guhyaka e Yaksha - attendenti degli dei -.

Il livello più basso della qualità sattva compete al Vanaprashta (l'uomo, cioè, che è divenuto eremita in virtù del terzo stadio della vita), un mendicante religioso, un Brahmano, un semidio.

Il livello intermedio appartiene a colui che ha l'incarico permanente di eseguire sacrifici, ai Rishi, ai mani, o progenitori dell'umanità.

La condizione più alta è quella di Brahma, il creatore; appartiene, inoltre, al principio che personifica il Dharma e a quello che personifica Mahat (il principio intellettuale) o a quello di Prakriti (la materia, o natura).
Siamo quindi in presenza di entità sottili o addirittura di principi metafisici.