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Il gioco dei dadi figura in svariati festival indù, come il Dipavali o Divali, il quale si celebra il giorno prima della luna nuova (Amavasya) durante la quindiciba scura del mese di Kartik, corrispondente nel calendario europeo, alcune volte al periodo Ottobre-Novembre. 

 La partita divina

Durante un gioco d'azzardo, un giorno Shiva perse la sua partita con la consorte Parvati
Parvati, a sua volta, perdette con suo figlio Kartykeya e questi con suo fratello Ganesha.
Ne frattempo Shiva cominciò a manifestare il suo disappunto per aver perduto la partita con sua moglie
Per placare i sentimenti d'ira del dio, Vishnu organizzò per la coppia un'altra partita, nella ricorrenza della festa di Dipavali.
Durante la quale Shiva, lanciando tranquillamente i dadi, sconfisse la consorte al gioco.
A tutta prima infuriata, riuscì a calmarsi solo dopo che Vishnu le ebbe spiegato la beffa.
Rasserenata, Parvati ordinò che d'ora in avanti, ad ogni ricorrenza del Dipavali, si sarebbe dovuto giocare a dadi per assicurare successo durante tutto l'anno; una usanza che in India è mantenuta sino ai nostri giorni.
E' una delle tante leggende puraniche che descrivono come gli dei del panteon induista fossero estremamente versati nel gioco d'azzardo e passassero il tempo giocando a dadi.
Specialmente nell'India del nord il gioco d'azzardo è liberamente concesso durante tutto il festival; ai ragazzi vengono elargite monete per giocare ed unirsi al divertimento e lo si fa dinnanzi ai genitori in modo tale che questo non divenga una segreta abitudine.
I giochi continuano per una settimana o due, quindi vengono interrotti sino al successivo Dipavali.

Le due varianti

Due giochi d'azzardo vengono riconosciuti: dyuta, nel quale elementi inanimati - come i dadi - vengono manipolati o mossi dai giocatori; samahvaya, nel quale vengono impiegati uomini o animali, come nelle corse.
In generale, tuttavia, il gioco d'azzardo in passato veniva associato ai giochi da tavolo o sedentari, particolarmente il lancio dei dadi.

Il gioco dei dadi figura in svariati festival indù, come il Dipavali o Divali - come abbiamo visto - il quale si celebra il giorno prima della luna nuova (Amavasya) durante la quindiciba scura del mese di Kartik, corrispondente nel calendario europeo, alcune volte al periodo Ottobre-Novembre.

Il dado - aksha - era generalmente la noce dell'albero vibhitaka (mirabolano belerico) con o senza contrassegni.
Esso veniva lanciato su un piano nel quale erano disegnate tavole ed il punteggio veniva calcolato a seconda dello spazio nel quale rimaneva.

Il metodo

Era usato, raramente, un dado con sei lati marcati da contrassegni, mentre più comune era un tipo oblungo con quattro lati segnati: krita (quattro); treta (tre); dvapara (due); kali (uno).
Non sfuggirà, certamente, che il nome delle quattro età dell'Umanità deriva da questi lanci al gioco dei dadi, dove Kali è il punteggio più sfavorevole.

Persino l' Atharva Veda descrive un singolare metodo per assicurare successo nel gioco.
Una buca deve essere scavata in una notte particolarmente auspiziosa e riempita di nuovo in un'altra notte particolare, livellando il terreno e lisciandolo con il canto di alcuni mantra.
Il giocatore, quindi, prende il dado, che è stato preventivamente tenuto immerso in un miscuglio di miele e latte cagliato per tre giorni e tre notti ed inaugurando il posto dove si giocherà, lancia il dado sul terreno.

Uno tra i più noti giochi di dadi era il chaturanga "quattro corpi" (di un esercito) giocato su un tavolo segnato con riquadri sul quale venivano collocati pezzi rappresentanti un Re, un elefante, un carro e quattro uomini a piedi i cui spostamenti erano determinati dal lancio del dado (con una tecnica simile al nostro gioco dell'Oca).

Ricorderemo, per concludere, che il complotto descritto nel Mahabharata è basato sul grande gioco dei dadi dove i Pandava perdono tutti i loro beni in favore dei cugini e sono costretti ad andare in esilio.