Strict Standards: Non-static method JApplicationSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /htdocs/public/www/templates/as002034/params.php on line 11 Strict Standards: Non-static method JApplicationCms::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /htdocs/public/www/libraries/cms/application/site.php on line 272 Strict Standards: Non-static method JApplicationSite::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /htdocs/public/www/templates/as002034/params.php on line 27 Strict Standards: Non-static method JApplicationCms::getMenu() should not be called statically, assuming $this from incompatible context in /htdocs/public/www/libraries/cms/application/site.php on line 272

Sezione V - Saptanna Brahmana

  Testo

 

  Commento

1. Dei sette alimenti che il padre produsse in virtù di conoscenza ed azione  uno di essi fu comune a tutti gli esseri; due furono ripartiti fra gli dei; tre trattenne per sé stesso ed uno ne concesse agli animali. Tutti gli esseri, animati e non, sono sostenuti solamente da questo cibo. Perché esso, anche se continuamente consumato, non si esaurisce? Colui che conosce l'inesauribilità di questo cibo, costui ottiene preminentemente il cibo; egli ottiene gli dei; egli è sostenuto dal nettare. Tali sono i versi.
  
L'ordine cosmico e sociale è stato delineato dal Creatore. Tale progetto prevede non solamente la differente ripartizione delle funzioni e del ruolo svolto da ciascun elemento della creazione stessa, ma anche una diversificazione degli esseri stessi: dei, antenati, uomini ecc. E' ovvio che il cibo non può essere il medesimo per tutti, indistintamente. Gli dei non si cibano, certamente, di alimento materiale, bensì dell'intenzione nell'offerta di tale alimento; ossia le oblazioni ed i sacrifici. Gli antenati, non diversamente, avranno coome sostentamento il ricordo di essi, concretizzato attraverso gli opportuni riti funebri. I Rishi, a loro volta, sono sostenuti attraverso lo studio e la trasmissione della conoscenza sacra.

 

Quindi, il cibo non è solamente ciò che mastichiamo, come è stato osservato precedentemente, ma tutto ciò che rappresenta oggetto di esperienza e che viene differentemente acquisito ed assimilato dall'individuo. Possiamo affermare, dunque, che l'Universo intero è cibo. Di conseguenza, ciascuno di noi a causa delle molteplici relazioni con il mondo, è al tempo stesso causa ed effetto: cibo e consumatore di cibo. La totalità della causa di questi sette tipi di alimento è definita, dal mantra, "il padre": non il Purusha, bensì l'uomo stesso.

  Testo

 

  Commento

2. Dei sette tipi di alimento che il padre produsse con la conoscenza e l'azione - realmente il padre produsse ciò con la conoscenza e l'azione - "uno fu comune a tutti", quel cibo che si mangia quaggiù. Colui che tiene in considerazione solo questo cibo non si libera dal male, in quanto esso è comune. "Due assegnò agli dei", significa fare libagioni nel fuoco e offerte agli dei. 

E' per questo che si compiono offerte e libagioni agli dei. Ma alcuni sostengono che ciò significhi fare sacrifici a novilunio e plenilunio. Non si tratta, perciò, di sacrifici compiuti per un fine materiale. "Uno ne accordò agli animali", si tratta del latte per gli umani e per le bestie, perché è attraverso esso che si comincia a vivere. Infatti ad un neonato si fa suggere il latte o leccare burro fuso e di un vitello appena nato si dice che non mangia ancora l'erba. "Tutti gli esseri animati e non, sono sostenuti da questo cibo", significa che tutti gli esseri, sia che respirino, che non, si fondano su ciò. Però alcuni sostengono che compiendo offerte di latte sul fuoco per un anno, si sfugge alla morte successiva. Non bisogna prestargli fede. 

Egli sfugge alla morte successiva solamente il giorno in cui questa offerta viene compiuta in quanto, in realtà, offre agli dei ogni cibo di cui si nutre. "Perché questo cibo, anche se continuamente consumato, non si esaurisce?", significa che l'uomo [colui che consuma] è in realtà la causa di tale inesauribilità, in quanto produce in continuazione tale cibo attraverso la conoscenza e l'azione. "Colui che conosce l'inesauribilità di questo cibo" significa che l'uomo rappresenta l'inesauribilità di questo cibo, in quanto se così non fosse, l'alimento si esaurirebbe. Quanto all'affermazione: "Colui che conosce tale inesauribilità, costui ottiene preminentemente il cibo", il termine pratika significa preminenetemente, quindi il significato è: preminentemente. Così ottiene l'identità con gli dei; in tal modo è sostenuto dal nettare: questo è l'elogio.
  
In questa sezione risuona ancora l'eco della affermazione iniziale: il mondo nasce dalla morte, e la morte è fame. Il cibo, pertanto, è il naturale sostentamento del mondo, ed esso proviene da Prajapati stesso. Ripercorriamone rapidamente l'evoluzione.

Inizialmente Prajapati è visto come il principio di individuazione che avvia l'intero processo della minifestazione universale. 
Il gravoso compito crea, oggettivamente, gli elementi materiali che ne rappresentano la struttura fondamentale e sono descritti attraverso una disincantata allegoria: il sudore è l'elemento acqueo, dal quale nasce la vita biologica. 
Possiede, al tempo stesso, la qualità ignea del calore che sottende a qualsiasi impegno, sia esso fisico che mentale. L'aspetto organico viene integrato dal principio biologico dell'energia vitale: prana. Allorché intervengono la mente e la facoltà raziocinante, Prajapati diviene Brihaspati o Brahmanaspati, il signore delle schiere, delle categorie. 

Le categorie sottendono alla successiva discorsività del pensiero logico. L'organizzazione della società sarà realizzata, quindi, dal primo legislatore: Manu, che rappresenta l'ulteriore aspetto dello stesso principio evolutivo. 
Prajapati è, ora, il padre universale che procura i sette tipi di alimento. Questo cibo è detto e ribadito essere creato attraverso medha tapas

Si tratta di due termini sanscriti che potremmo tradurre, il primo, con intelligenza, conoscenza ed il secondo con attività, atto (rituale)
Conoscenza ed azione, quindi, cioè Jnana shakti e Kriya shakti. Conoscenza ed azione sono, in sostanza, i due poli attorno ai quali ruota tutta l'esperienza dell'individuo.

 

Il primo di questi alimenti è comune a tutti gli esseri. Si tratta, evidentemente, del cibo che sostiene il corpo fisico dell'individuo. 
Essendo il medesimo per tutti gli esseri, accomuna questi ultimi ad un medesimo destino: nascita, crescita, morte. 
Il mantra, tuttavia, lascia intravvedere, il significato più profondo del "cibo comune". Si tratta del frutto che le azioni, nelle precedenti esistenze, hanno prodotto e che viene consumato nella vita presente. Stabilito già che l'uomo non vive di solo cibo materiale, ma anche di tutto ciò cle la psiche "assimila", questo nutrimento sottile accomuna tutti gli esseri ad uno stesso destino: il samsara, la ruota perenne delle esistenze.

Due ne riservò agli dei. Si tratta delle libagioni nel fuoco (hutam) e le offerte agli dei (prahutam). Alcuni, prosegue il mantra, sostengono che questi due termini si riferiscano, più propriamente, ai sacrifici fatti nel periodo della luna nuova e della luna piena. Secondo la tradizione questi due sacrifici rappresentano il principale modello di tutti gli altri tipi di sacrificio (ishti) compiuti esclusivamente per la gloria degli dei e non per un fine materiale.

Un alimento fu accordato al bestiame. Questo termine si riferisce tanto al neonato dell'uomo che della bestia. Entrambi si cibano di latte. Tuttavia "il latte" non va preso nel suo senso letterale. Per esso si intende l'origine dell'esistenza in generale. In tal caso, paya (latte) può significare aria ed acqua, se queste rappresentano l'origine dell'esistenza per le piante ecc. 
E' così che sia gli esseri che respirino, che quelli che non respirino "si nutrono di latte". Perciò non è corretto sostenere, come spesso si fa, che solamente offrendo latte per un anno intero si ottiene la vincita sulla morte successiva. (Si noti che la "morte successiva" è quella che viene dopo la morte fisica, cioè la morte dell'anima). Ottiene l'immortalità (nel senso detto) solo chi realizza il vero significato di "alimento" (ed è sufficiente che si realizzi una sola volta nella vita!).

Perché questo alimento, perennemente consumato, non si esurisce? La risposta è che l'uomo stesso è la causa di qusta inesauribilità. Le impressioni e le esperienze di ogni individuo vengono impresse nei livelli incoscio e subconscio della mente (chitta).
Esse creano, a loro volta, uno stimolo che si manifesta a livello conscio in una determinata forma di comportamento, la quale conduce ad ulteriori esperienze. Queste, a loro volta, si depositano nei livelli inconscio e subconscio per riproporsi, successivamente, a livello razionale. E' l'eterna ruota della vita che, nellottica della filosofia indiana, giustifica il samsara.

  Testo

 

  Commento

3. Tenne per sé tre alimenti. La mente, la parola e l'energia vitale sono i tre che tenne per sé stesso. 
"La mia mente era altrove, perciò non ho visto; la mia mente era altrove, perciò non ho udito". 
In verità è solo con la mente che si vede; è solo con la mente che si ode. 
Desiderio, risoluzione o determinazione, dubbio o incertezza, fede o incredulità, fermezza e titubanza, modestia, intelligenza e paura, tutto ciò è mente. 
Perciò quando si è toccati da dietro, ci si accorge di ciò attraverso la mente. Qualunque suono è, in realtà, solamente parola in quanto essa è alla base della rivelazione delle cose, ma essa stessa non è soggetto di rivelazione. 
Prana, apana, vyana, udana, samana e ama, tutti questi sono solamente forza vitale. Questo corpo è in realtà composto di questi tre: parola, mente, forza vitale.
  
Il secondo alimento è la parola. Essa rappresenta il secondo supporto della creazione. 
In quanto mezzo di espressione, la parola traduce i pensieri in suoni comunicabili ed interpretabili dalla mente. 
Essa rappresenta la base dei pensieri stessi, in quanto li articola in ordine sintattico, dando loro una forma logica. 
La parola è alla base della rivelazione delle cose, ma al tempo stesso non è soggetto di rivelazione. 

Per comprendere questa affermazione, occorre rifarsi alla struttura del pensiero secondo l'ottica della filosofia indiana. 
Il linguaggio articolato, che la laringe manifesta, è solamente l'ultimo stadio di un processo evolutivo, che nasce molto più in profondità, ancor prima di quella dimensione che, in Occidente, chiamiamo psiche. 
Esso rappresenta il frutto della limitazione spontanea di un fenomeno eterno, di una vocalità a-convenzionale, di quel pensiero creativo di Colui che pensa il mondo. 
Alcuni lo chiamano riverbero perenne della Om, altri Potenza o Shakti. 
In ogni momento noi siamo soggetti a numerose influenze che si riversano su di noi da tutte le parti dell'universo. 

Raggiungono però la nostra coscienza - come abbiamo visto - solamente quelle che attirano la nostra attenzione, ossia solamente quelle che sono scelte dal manas, la mente. 
Quando un oggetto è presentato alla mente e viene percepito, essa ne assume la forma; è ciò che viene chiamato vritti - ossia modificazione temporanea della mente. 
Il mentale, quale vritti, è una rappresentazione dell'oggetto percepito; ma in tal modo diviene "oggetto", esattamente come quello esterno. Quindi il mentale ha due aspetti, in uno dei quali è l'osservatore e nell'altro l'oggetto osservato, nella forma della temporanea modificazione mentale. 

Ad esempio, prima della creazione di un'opera d'arte, essa è già presente nell'artista - sotto forma di ispirazione (vritti) prima ancora che veda la luce nel mondo reale. 
L'impressione mentale e l'oggetto fisico corrispondono esattamente, perché quest'ultimo non è che la proiezione dell'immaginazione ed è tanto reale quanto lo è il mentale. 
Tale discorso interiore, costituito dalle voci infinite in cui le immagini della nostra coscienza si esprimono, è un unico principio vitale che si esprimerà verso l'esterno, per gradi.

 



Param è la condizione causale. E' la realtà omogenea delle cose non ancora frammentata dalla discorsività del pensiero. E' la sorgente di ciò che, successivamente, diventerà idea e linguaggio. 
E' questa che il mantra identifica quale base della rivelazione delle cose. 

Madhyama
 è l'assegnazione dell'identità dell'oggetto ad opera della mente, nel suo processo cognitivo. Insieme a Param, fa parte dell'eloquio interiore.

Vaikhari 
è il linguaggio proferito, che risuona nella laringe e si esprime all'esterno. Differisce da uomo a uomo in quanto è condizionato non solamente dalla lingua e dall'idioma, ma anche e soprattutto dalla differente interpretazione della realtà. 
Esso non è soggetto di rivelazione

La sorgente di energia per l'articolazione dei pensieri è Prana. 
Esso rappresenta il terzo alimento e sostiene la vita sia attraverso il sistema autonomo o vegetativo, sia attraverso quello volontario. 
Le sue particolari specificazioni governano i differenti settori dell'organismo.

Prana è presente nella fase inspiratoria

Apana in quella  espiratoria

Vyana è l'energia che governa il sistema circolatorio

Udana è presente nella regione glotto-faringea e consente l'emissione dei suoni

Samana è responsabile della funzione digestiva

Ana è la forma generale di tutte queste funzioni ed è responsabile di tutte le attività del corpo.

  Testo

 

  Commento

4. Questi tre (la mente, la parola e l'energia vitale) sono in verità i tre mondi. La parola è questo mondo; la mente è il mondo intermedio - l'atmosfera - ; il prana è il mondo celeste.
  
Viene presentata l'identità tra macrocosmo (l'Universo) e microcosmo (l'individuo). Questa identificazione sottende a tutta la produzione filosofica indiana e su di essa si basano le dottrine che conducono verso la realizzazione spirituale dell'uomo - compreso lo yoga. 
Su questa suddivisione tripartita si fonda tutta la realtà sia del macrocosmo che del microcosmo. Il primo è composto da tre livelli di esistenza: 
Bhur 
- questo mondo 
Bhuvar 
- il mondo intermedio, l'atmosfera
Svarga 
- il cielo, la dimensione ultraterrena. 
Questi tre nomi rappresentano la prima invocazione (Bhur, bhuvar, svar) del Gayatri mantra. 
Similmente, tutta l'esperienza del microcosmo - l'uomo - è basata sull'attività della parola, della mente, dell'energia vitale.

  Testo

 

  Commento

5. Questi tre sono, in verità, i tre Veda. La parola è RigVeda, la mente è Yajurveda, prana è Samaveda.
  
E' l'identificazione dei tre alimenti con la conoscenza sacra. Il RigVeda è composto di mantra che vengono proferiti attraverso la parola. Si tratta, in sostanza di una collezione di inni indirizzati alle varie divinità. Lo Yajur è una guida per l'adhvaryu [vedi commento al mantra 28 della III sezione] e la relazione di questo [lo YajurVeda] con il RigVeda è simile a quella che esiste tra la parola e la mente. 
Il Samaveda è un libro di canti sacri e rappresenta l'essenza del RigVeda, così come prana è l'essenza della vita.

  Testo

 

  Commento

6. Questi tre sono gli dei, i mani e gli uomini. La parola è, in verità, la divinità; la mente gli avi ed il prana, l'uomo.
  
Nella gerarchia tripartita, gli dei occupano il primo posto, così come la parola nella sfera del microcosmo. 
I mani, gli antenati, sono identificati alla mente perché essi esistono solo in base al ricordo ed ai riti connessi (Sraddha). 
Il prana nel microcosmo rappresenta anche l'attività organica della vita.

  Testo

 

  Commento

7. Questi tre sono il padre, la madre e la prole. La mente è il padre, la parola la madre e prana la prole.
  
Fin troppo semplice da comprendere questa assimilazione e saremmo tentati di astenerci dal commentarla a tutto rispetto della capacità intuitiva del ricercatore. 
Lo facciamo solo per una forma di debolezza umana!

 

La mente guida l'attività dell'individuo così come il padre guida la famiglia. 
La parola la segue nella manifestazione del pensiero, così come la madre segue le decisioni del capo famiglia [nella società tradizionale]. 
Il prana , cioè l'attività vitale, è l'elemento che realizza il passaggio dalla potenza all'atto, così come i figli sono la diretta conseguenza (anche nella sfera educativa e sociale!) dell'armonia familiare.

  Testo

 

  Commento

8. Questi tre sono tutto ciò che è stato conosciuto, ciò che è ancora da conoscere e ciò che non è possibile conoscere. Ciò che è conosciuto è della natura della parola. Ciò in quanto la parola stessa è il conoscitore. Essa favorisce l'uomo.
  
La realtà in tutti i suoi aspetti (conosciuta, incognita e insondabile) è assimilata ai tre alimenti. La parola, per sua natura, rappresenta il veicolo della conoscenza trasmessa.

  Testo

 

  Commento

9. Tutto ciò che è da conoscere è della stessa natura della mente, perché essa è ciò che non si conosce. Perciò essa è utile all'uomo.
  
La natura insondabile della mente è quasi proverbiale. Essa, d'altra parte, rappresenta il desiderio di conoscere la realtà delle cose e perciò è utile all'uomo.

  Testo

 

  Commento

10. Tutto ciò che è insondabile è della natura di prana. Essendo tale, è utile all'uomo.
  
Prana, nel microcosmo, si manifesta attraverso la vita biologica, ma non è essenzialmente la somma dei processi biologici. E' il mistero della vita. 
E per questo motivo, nel tentativo di penetrarlo, l'uomo ricorre a quei procedimenti che si sottraggono alla comprensione razionale e discorsiva. 
In sostanza, ricorre alla meditazione. Per tale motivo è utile .

  Testo

 

  Commento

11. Questa terra è il corpo della parola. Il fuoco è la sua natura luminosa. Perciò, per quanto si estenda la parola, altrettanto lo sarà la terra e così il fuoco.
  
Anche ciò che è conosciuto ha un aspetto palese comune a tutti gli uomini, indistintamente, ed un aspetto interiore la cui conoscenza è frutto della ricerca - nella fattispecie, della meditazione. 
La parola rappresenta tutto ciò che è conosciuto (vedi mantra 8) ed il suo corpo esteriore è la terra, cioè il mondo dei nomi e delle forme esteriori. 
Il suo aaspetto intrinseco è il fuoco, l'elemento che con la sua azione riduce tutto ad essenza e che, inoltre, purifica. 
Si rammenti l'azione purificatrice del verbo sacro.

  Testo

 

  Commento

12. Ora, il cielo è il corpo della mente. Il sole la sua natura luminosa. Perciò, per quanto si estenda la mente, altrettanto lo saranno il cielo ed il sole. Entrambi si accoppiarono. Da questa unione nacque prana. Questi è Indra. Egli è senza rivale. Una seconda entità rappresenterebbe un rivale. Egli non ha rivali; così è conosciuto.
  
Per tentare di comprendere il senso di questo mantra occorre riferirsi al rapporto che esiste tra la mente riflessiva e l'intelletto. La prima, manas, esprime il normale coordinamento dell' "organo interno" nella sua funzione di apprensione della realtà comune. Il secondo, buddhi, rappresenta il superiore aspetto dell'intuizione intellettuale, sulla quale abbiamo già avuto modo di soffermarci nel commento ai mantra precedenti. 
Da un punto di vista interiore, la mente riflessiva, "riflette" la luce dell'intuizione intellettuale, così come il cielo riflette una luce diffusa ricevuta dal sole.

 

Per "entrambi si accoppiarono..." occorre intendere, naturalmente, la parola e la mente.

  Testo

 

  Commento

13. Le acque sono il corpo di prana. La luna è la sua natura luminosa. Perciò, per quanto si estendano le acque, così lo sarà la luna. In verità tutti questi [la parola, la mente e prana] sono uguali. Tutti e tre sono infiniti. Colui che medita sui tre come enti limitati, ottiene un mondo limitato. Colui che li medita come infiniti, ottiene un mondo infinito.
  
Prana, nel microcosmo, è l'aspetto vitale dell'individuo. Le acque, nel senso esoterico, rappresentano il dominio delle forme [Guénon].
Quindi, l'aspetto formale dell'umanità. La luna è, quasi, lo spirito delle acque. 
Si pensi, ad esempio, alla sua azione attrattiva rispetto alle maree. 
Tutta la cultura orientale (il calendario, i riti ecc.) ruota intorno alle differenti fasi lunari. 
Così è stato anche per la nostra cultura tradizionale, soprattutto contadina, della quale oggi non restano che semplici spressioni proverbiali, apparentemente prive di significato.

 

Per quanto concerne l'ultima affermazione di questo mantra, potremmo commentarla semplicemente in questo modo: sei ciò che pensi.

  Testo

 

  Commento

14. Prajapati, che è anche conosciuto come l'anno, possiede sedici kala. Le notti rappresentano solamente i suoi quindici kala. Il sedicesimo kala è fisso. Esso cresce e decresce per mezzo delle notti. Penetrando in tutti gli esseri viventi attraverso il suo sedicesimo kala, esso rinasce al mattino. Perciò, in onore di questa divinità, in quella notte non si deve offendere la vita di alcun essere vivente, fosse anche una lucertola.
  
Prajapati è qui descritto come l'anno (rituale) e quindi come fattore tempo. E' formato da sedici unità che rappresntano altrettanti suoi aspetti, così come la quindicina lunare è visibile in cielo attraverso la differente grandezza dell'astro. Nel Vishnu Purana la superficie visibile della luna viene suddivisa in sedici gradi o Kala ed è considerata il contenitore del nettare che cresce e decresce in corrispondenza delle rispettive quindicine o lunazioni. Quindici giorni per crescere, quindici giorni per calare, durante i quali gli dei bevono amrita. La quindicesima porzione è bevuta dai Pitri (gli antenati). Al centro il grado fisso della luna nuova: è il sedicesimo kala.
Kala è l'antica unità di misura del tempo. Kalamana rappresenta il procedimento per il calcolo. I passaggi dalla più piccola unità di misura alla più grande (kalpa, che coincide pressappoco con il nostro concetto di eternità) sono circa una trentina. Ne riportiamo solamente alcuni:

Il tempo occorrente per bucare una foglia con un ago __ 1 Alpakala

30 Alpakala________________ 1 Truti
30 Truti___________________ 1 Kala
30 Kala___________________ 1 Kastha
30 Kastha_________________ 1 Nimisha (matra)
4 Nimisha__________________1 Ganita
10 Ganita__________________ 1 Netuvirpu (durata di un sospiro profondo)

6 Netuvirpu_________________ 1 Vinazhika
6 Vinazhika__________________1 Ghatika
60 Ghatika___________________1 Ahoratra (giorno)
...

 

(Devi Bhagavata)

I sistemi per il calcolo sono diversi, a seconda della fonte scritturale (Purana) da cui provengono. Un'altra suddivisione, probabilmente più recente perché seguita attualmente dall'indù per i riti quotidiani è la seguente:

1 ora e mezza____________________________ 1 Yamardha
2 Yamarda_______________________  1 Yama o Prahara
8 Yama oppure 16 Yamardha__________ 1 giorno e 1 notte

Il 16° Yamardha inizia alle 4,30 e dura fino alle ore 6. E' l'ora del risveglio e della meditazione. Questo periodo di tempo viene chiamato Brahma muhurta. Il resto della giornata viene suddiviso in 1 ora e trenta minuti ciscuno (Yamardha).

Nell'ordine macrocosmico la Upanishad ripropone la figura del Creatore nel suo aspetto immutabile - il sedicesimo grado, fisso, del novilunio - attorno al quale si svolge l'evoluzione (e l'ivoluzione) dei cicli cosmici: Kalpa e Pralaya, manifestazione e dissolvimento. E' per tale motivo che nel rispetto di questa figura, nella notte del novilunio non bisogna recare offesa ad alcun essere vivente, fosse pure una lucertola, considerata inauspiziosa.

  Testo

 

  Commento

15. Questo Prajapati che possiede le sedici parti ed è conosciuto come "samvatsara" è egli stesso la persona che conosce ciò. La ricchezza, in realtà, rappresenta i suoi quindici aspetti (kala), il corpo il sedicesimo kala. In virtù della sua ricchezza egli cresce e decresce. Il corpo è come il mozzo di una ruota; la ricchezza rappresenta il cerchio. Perciò anche se uno perde tutti i suoi beni ed il corpo rimane (ma vive fisicamente), di esso si dice: "ha perduto solamente il cerchio".
  
L'analogia si sposta sul piano microcosmico, umano; ecco perché i valori sono prettamente mondani: le ricchezze ed il corpo (non l'anima!). 
Il rapporto è tra ciò che è variabile: i quindici kala e ciò che è fisso: il sedicesimo; tra la ruota ed il mozzo. Nell'ordine macrocosmico il valore è l'eternità, ossia Prajapati; nel microcosmo il valore è la longevità, ossia il corpo.

Samvatsara è comunemente inteso per anno. In particolare esso rappresenta uno dei cinque anni che formano uno yuga (da non confondersi con i quattro yuga dell'Umanità). Gli altri sono denominati:Parivatsara, Idvatsara, Anuvatsara e Vatsara.

  Testo

 

  Commento

16. Ora, esistono solamente tre mondi: quello degli uomini, quello dei Mani e quello degli dei. Il primo lo si ottiene solamente attraverso un figlio e con nessun altro karma. Il mondo dei Mani, attraverso il karma. Quello degli dei mediante la conoscenza. Di tutti i mondi, quello degli dei è il migliore; è per tale motivo che si esalta la conoscenza.
  
Esistono tre mondi o tre differenti livelli di coscienza. Il mondo fisico, dove si svolgono gli eventi concreti della vita. Il mondo dei Mani o degli antenati, appartenente al dominio del ricordo e della mente. Il mondo celeste o spirituale.
Il primo è perseguibile solamente attraverso un figlio, perché solamente questi è tenuto a concludere le opere e gli impegni che il genitore può non aver portato a termine nell'arco della sua vita. 
Quindi il genitore può sempre ritenersi pienamente realizzato in questo mondo, attraverso l'eventuale debito onorato dal figlio.
Il mondo degli antenati è perseguibile con il "karma" ossia rito e sacrifici dedicati ai defunti. 
Il mondo degli dei si ottiene mediante la conoscenza sacra, cioè come dire lo studio dei Veda.

  Testo

 

  Commento

17. Ora parleremo della trasmissione dei doveri. Quando il padre si sente prossimo alla fine si rivolge al proprio figlio: "Tu sei il Brahman, tu sei il Sacrificio, tu sei il Mondo". Avendo udito ciò, il figlio replica: "Io sono il Brahman, io sono il Sacrificio, io sono il Mondo". Quindi il padre lo istruisce: "Tutto ciò che è stato da me letto, questo si identifica con Brahman; qualunque atto sacrificale si stato da me compiuto, questo si identifica con Sacrificio; tutto ciò che si è riferito al mondo, qesto si identifica con Mondo. Ecco tutto ciò che esiste". Dicendo ciò, pensa: "essendo egli il tutto, potrà giovarmi". E' perciò che un figlio istruito è considerato il mezzo per ottenere il mondo. E' per tale motivo che egli lo istruisce. Nel momento in cui egli abbandona questo mondo, entra nel figlio con tutte le sue facoltà. Qualunque cosa sia rimasta incompiuta, egli lo libera da tale mancanza. Perciò il figlio ( putra ) è così chiamato. Egli continua ad esistere nel mondo, solamente attraverso lui; i suoi soffi divini ed immortali entrano in lui.
  
Questo mantra non descrive propriamente l'ultimo sacramento (Antyeshti samskara) di un indù, ma lascia intendere l'enorme importanza che questa cultura gli attribuisce. 
La procedura estremamente complessa e lunga della cerimonia funebre (Antyeshti, appunto) ed i riti successivi (Shraddha) lo confermano. 
Il figlio maggiore, in tale circostanza, si assume sia l'onere pratico del complesso svolgimento della cerimonia funebre, sia quello morale come descritto dal presente mantra. 
Numerosissimi sono i riferimenti scritturali; ne citiamo uno:

" Un uomo conquista i mondi grazie ad un figlio; tramite il figlio di un figlio ottiene l'immortalità, ma raggiunge il mondo degli dei con il nipote di suo figlio. Swayambhu (l'Autoesistente) chiamò il figlio putra,dal momento che egli libera (trayate) suo padre dall'inferno (Put)."

 

Leggi di Manu. IX- 137, 138

Questa è più che una relazione spirituale tra padre e figlio.E' ciò che viene chiamato sampratti o sampradhana: un rito eseguito per trasmettere elementi psichici da un individuo all'altro.

  Testo

 

  Commento

18. Dalla terra e dal fuoco la parola divina entra in lui. Attraverso essa, qualunque cosa egli dica, si realizza.
  
Dal corpo e dalla natura luminosa (mantra 11) essendo disconnessa dall'individualità, la sua parola acquista carattere divino e può realizzare tutto ciò che afferma.

  Testo

 

  Commento

20. Dalle acque e dalla luna il prana divino entra in lui. Egli è in realtà il prana divino per cui si muova o stia fermo non soffre nè perisce. Egli che così conosce diviene lo spirito di tutti gli esseri. Tale e quale questa divinità. Così come tutti gli esseri adorano questa divinità, del pari adorano questo conoscitore. Qualunque sofferenza affligga le creature, questa presso di esse rimane. Il bene, invece, va verso di lui; infatti il male non tocca gli dei.
  
Dal corpo e dalla natura luminosa (mantra 13) prana entra in lui.E' stato già osservato come la forza vitale non sia soggetta al male o alle sofferenze.
Colui che realizza questa triplice divisione del cibo, diviene il Sé di tutti gli esseri.

  Testo

 

  Commento

21. Ora parliamo dei doveri. Prajapati creò gli organi di azione. Subito dopo essi rivaleggiarono gli uni con gli altri. 
"Io sola parlerò" disse la parola, stabilendo la sua funzione. 
"Io solo vedrò" disse l'occhio; 
"Io solo ascolterò" disse l'orecchio e così tutti gli altri, secondo le loro funzioni. 
La morte li divise ed avendoli indeboliti, se ne appropriò. Questo è il motivo per cui la parola giunge all'esaurimento e così l'occhio e l'orecchio. La morte non riuscì ad afferrare prana. Gli altri vollero conoscerlo. "Costui è il migliore tra noi che, si muova o no, non soffre né perisce. 
Diventiamo quindi della sua stessa natura". Per tale motivo essi sono chiamati i "soffi vitali". 
Dopo di esso, colui che nasce in una famiglia, le dà il suo nome. 
Colui che rivaleggia con esso, si dissecca e muore. Fin qui dal punto di vista fisico.
  
Quale occasione migliore di questo mantra, per dare libero sfogo alle nostre riflessioni?
Nella dimensione profana dell'esistenza, la vita ci appare spesso enigmatica perché gli interessi (gli organi a cui il mantra si riferisce) sono disgiunti da un filo comune, a volte persino contrastanti tra di loro. Mancando la visione unitaria che potrebbe dare un senso al nostro comportamento, ci sentiamo spesso stanchi e sfiduciati. Questo malessere che nasce prima moralmente e psicologicamente, non tarda a ripercuotersi nella sfera fisica.

  Testo

 

  Commento

22. Ed ora riguardo alla sfera cosmica. "Io solo avvamperò" disse il fuoco determinato. "Io solo riscalderò" disse il sole. "Io solo splenderò" disse la luna. E così tutti gli altri dei, secondo la loro natura cosmica. Così come prana primeggia tra questi organi, ugulamente l'aria tra le divinità. Perché tutte le altre divinità indugiano, mai l'aria. L'aria è la divinità che non conosce mai sosta.
  
Gli elementi del cosmo, secondo una visione antica, sono considerati come divinità che agiscono quali forze, spesso in contrasto tra di loro (almeno, secondo la visione dell'uomo). Agni [non lo si pronunzi come in "agnello", ma piuttosto con la "g" dura] è la personificazione del fuoco; Surya del sole; Soma della luna; Vayu dell'aria. Il messaggio monista della Upanishad si riafferma, trionfante: non bisogna adorare le differenti divinità, ma realizzare l'Assoluto, il Brahman.
Un ulteriore sostegno alla comprensione (quasi ce ne fosse bisogno!): si può comprendere meglio la qualità onnipresente dello Spirito (prana) considerando la qualità dell'aria, sua controparte microcosmica.

  Testo

 

  Commento

23. Perciò il seguente verso: Donde sorge il sole, dove tramonta ! In realtà è dal Prana che sorge, nel Prana che tramonta. Gli dei osservarono questa Legge; così è oggi, così sarà domani. Ciò che rispettarono allora, lo rispettano oggi. Perciò occorre perseguire solamente uno scopo. Bisogna inspirare ed espirare, affinché la morte non ci assalga. Se si segue questa pratica, occorre perseguirla fino in fondo. E' così che si acquista l'unione intima con questa divinità e si dimora nella sua casa.
  
L'Universo intero non è altro che un aspetto caleidoscopico della Realtà assoluta. 
L'aria, nel mantra precedente, a causa della sua importanza vitale per l'uomo è stata utilizzata per comprendere la natura di prana. 
Il respiro è ciò che ci accomuna al Dharma, alla Legge secondo l'ordine dei ritmi: inspiro ed espiro; alba e tramonto; novilunio e plenilunio...

Fine della quinta sezione