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Sezione VI - Uktha Brahmana  

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 1. Questo mondo è formato dalla triade: nome, forma e azione. La parola è uktha, l'origine di questi nomi, perché è da essa che derivano. Questo suono è il loro sama perché è comune a tutti ed è il loro Brahman, perché li sostiene tutti.

 

 L'intero ambito della nostra esperienza soggiace ad un triplice condizionamento: nome, forma e azione. 
Si tratta di un vero e proprio condizionamento in quanto al di fuori di questa triade, non esiste conoscenza logica. 
Siamo condizionati dai nomi perché l'attribuire un nome è il primo atto che la mente compie per catalogare un certo tipo di realtà. 
Successivamente riusciamo a diversificare le forme tra loro attraverso una specifica caratterizzazione, che altro non è se non l'attribuzione sempre più particolareggiata di un nome; - nel termine generico di "nome", naturalmente, rientra l'attribuzione della qualità, del colore, dell'odore ecc, che i nostri sensi di percezione riconducono ad una espressione verbale -.

Vi sono poi differenti "forme" di azione che possono essere considerate come una reazione "discorsiva" ai differenti stimoli, anche quando si è in presenza di un impulso.
La conferma di ciò si ha nel caso della meditazione. 
La sua esperienza non è né descrivibile, né quantificabile attraverso il comune linguaggio. 
Se proprio si volesse dare una descizione formale del ricordo di uno stato meditativo, si sarebbe costretti ad assumere un uso improprio di espressioni e contenuti che non trovano nessun riscontro nel senso comune delle cose.

In fin dei conti, il nome - che si esprime attraverso l'espressione vocale,
il suono - è il sostegno o la causa di tutti i nomi. L'Upanishad lo assimila simbolicamente all' uktha, che rappresenta il nome di una porzione del Sama Veda creata dalla bocca di Brahma.

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 2. Ora per quanto riguarda le forme. L'occhio è il loro uktha, la causa, perché da esso sprigionano tutte le forme. Esso è il loro sama, perché è comune atutte le forme. Esso è il loro Brahman in quanto le sostiene tutte.

 

 L'esperienza visiva degli oggetti è il secondo legame che dallo stimoloconduce all'azione. Interpretiamo la realtà in quanto è possibile distinguere la diversità delle cose fra loro attraverso la loro particolare forma. Siccome l'esperienza visiva non è altro che il riflesso di tutto ciò che esiste fuori dell'occhio, possiamo metaforicamente affermare che è da esso che sprigionano o hanno origine tutte le forme.

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3. Ora per quanto riguarda l'azione. Questo corpo è l'uktha o la causa delle azioni, perché è da esso che sprigionano. Esso - il corpo - è il loro sama, in quanto comune a tutte le azioni. E' il loro Brahman, in quanto sostegno di tutte le azioni. Sebbene triplice, questa trinità è una. Sebbene una, esso è questa trinità. Questo immortale è velato da satya. In verità questo prana è immortale. Nomi e forme sono satya. Questo prana è velato dai due.
 
Il terzo aspetto della realtà concerne la reazione allo stimolo che i sensi percepiscono. E' attraverso l'azione che si può modificare la realtà e ciò è possibile solo con la partecipazione del corpo. Esso, dunque, è l'origine di tutte le azioni. In fin dei conti tale azione è l'unica risposta agli stimoli visivo e uditivo; come dire che i nomi e le forme sono modificabili attraverso l'azione.
La realtà, sebbene molteplice, può essere esperita solamente da questo corpo così come l'Universo, con le mille sfaccettature che tendono a distrarre e disorientare il ricercatore, non è altro che l'mmagine dell'Uno.
L' "immortale" è Prana; "satya" è ciò che definisce realtà. La realtà comune, l'esperienza quotidiana tendono, così, a velare l'immagine dell'Uno.