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Non esiste, in pratica, manifestazione del comportamento umano che non abbia, in India, una ripercussione più o meno diretta nella sfera sacra.
Perché ogni elemento (tattva) che contribuisce a rendere percettibile la materia, è la semplice esteriorizzazione di una forza, una potenza (Shakti) che nel piano umano è concepita come la stessa volontà divina.

"Senza la conoscenza, l'uomo non può ottenere la Liberazione, anche se pratica severe austerità con la piena convinzione che quelle immagini fatte di terra, di metallo, di legno sono come Ishvara stesso".
"La semplice evocazione di immagini nella mente, senza la conoscenza spirituale e la pratica, può garantire la Liberazione all'uomo nello stesso modo in cui il popolano può diventare un Re, ricevendo reami durante il sogno".
"Vi sono differenti forme di attitudine all'adorazione (bhava) secondo altrettanti gradi di consapevolezza. Vedere Brahman in tutte le cose: questa è la forma più alta. La perenne contemplazione della divinità (Ishta devata) nel cuore, è la forma intermedia. La recitazione di mantra e di inni sacri rappresenta la forma bassa ed il semplice atto di adorazione esteriore è la forma più infima".

Queste parole di Sri Bhagavan (Krishna) dissipano qualsiasi dubbio in merito all'importanza che la conoscenza sacra riveste nell'ambito religioso indù.

I gesti che il devoto, rivolto ad una sacra immagine, sembra spesso ripetere frettolosamente in una meccanica sequenza, sono l'abitudinaria e spontanea esteriorizzazione di un convincimento il quale supera il comune - almeno per l'Occidente - modo religioso.

 

Dallo Skanda Purana

"O Vishvèshvara tu sei l'universo stesso. Non c'è alcuna differenza fra te e l'universo, perché tu sei onnipresente ed il soggetto degli inni di preghiera; l'ispiratore dell'inno e l'inno stesso.
Tu sei con e senza attributi (visibile ed invisibile). Persino gli yoghi sono privi di questa consapevolezza spirituale che a te si riferisce, o signore che ti muovi secondo il tuo desiderio.
Essa è la tua Shakti che apparve come una incarnazione del tuo desiderio, quando non fosti più capace di godere da solo.
Sebbene Uno, in realtà, tu hai acquistato un doppio aspetto in quanto Shiva e Shakti.
Tu sei Bhagavan, l'incarnazione della conoscenza e il desiderio è la tua Shakti. In questo doppio aspetto hai dato vita al gioco della Shakti (dell'azione) e dalla Shakti dell'azione è scaturito questo mondo.
Tu stesso sei l'incarnazione della Shakti della Conoscenza, Uma è l'incarnazione della Shakti del desiderio e questo universo è l'incarnazione della Shakti dell'azione[1] 
Tu sei, perciò, la sola causa dell'Universo".[2]

 Lo Sri Yantra

Sembra, quindi, che l'esteriorizzazione del piano formale non possa aver luogo se non attraverso il perenne accoppiamento dei due poli della creazione: maschio e femmina.
Ed il destino dell'uomo è quello di soggiacere perennemente a questa dualità: buio e luce, bene e male, amore e odio... spirito e materia.
Quest'idea è presente nella rappresentazione figurativa delle immagini sacre (pratima) la cui espressione più sofisticata è quella dello Yantra. Si tratta di uno strumento destinato a congelare, a sintetizzare in semplici linee un'idea, un concetto i quali, diversamente, nell'analisi del discorso tenderebbero a frammentare la coscienza di chi indaga il mistero dell'esistenza.
La sua caratteristica strutturale, quindi, mira a fornire l'espressione grafica di una relazione concettualizzata. Carico di significato, è un simbolo di conoscenza che sembra proiettare nel mondo delle forme un ordine inflessibile: quell'ordine supremo dal quale scaturisce la creazione.

Il più nobile, lo Sri Yantra, nella sua costruzione rievoca nell'animo del praticante, l'avvenimento primordiale: la Creazione. Il punto centrale (bindu)[3] a volte è tracciato, a volte no così come l'Essere esiste indipendentemente dalla sua manifestazione esteriore.

Le prime fasi e lo sviluppo finale di uno Sri Yantra:

Prima fase

Trikona, una Shakti

 

 

1.
Le tre shakti sono: Jnana, Iccha e Kriya 
2.
Skanda Purana, Kashikanda 
3.
paragonabile, molto approssimativamente, al Big bang della scienza occidentale