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E' sicuramente uno degli atti religiosi più comuni tra i seguaci dell'Induismo - cioè la stragrande maggioranza in India - ma anche tra i Jaina ed i Buddisti. 
La si esegue quotidianamente, ma è anche parte integrante dei Samskara , cioè dei riti che scandiscono la vita di un individuo; sono i cosiddetti sacramenti:

jatakarma: le cerimonie della nascita - namakarana: l'attribuzione del nome - nishkramana: la prima uscita in pubblico sia della madre che del neonato - annaprashana: il primo "pranzo" con cibo solido - shuda karana: la tonsura del fanciullo - karnavedha: il buco all'orecchio del fanciullo - upanayana: l'iniziazione del cordone sacro.

 Il bagno sacro

Sostenere che il bagno rappresenti per un indù una pratica costante, forse ossessiva agli occhi di un osservatore occidentale, non è affermare certamente una novità. Ma, generalmente, questo aspetto peculiare alla cultura indiana, non è conosciuto nella sua effettiva dimensione. 
Esso viene addirittura impartito all'idolo che rappresenta la divinità alla quale è rivolta la puja
Ed è questa la sezione del rito che presenteremo nel prosieguo della nostra descrizione. 
Intanto, il capitolo 155 di Agni Purana (la corretta pronuncia di "agni" è [aghni] con la "g" dura) descrive le norme che il fedele deve seguire quotidianamente.

 

Egli deve abbandonare il letto nell'ora del Brahmamuhurta (circa le quattro e mezzo del mattino) ed iniziare, così, le sue pulizie mattutine. Non ci si può, infatti, dedicare alla pratica religiosa, se prima non si è purificato il corpo. 
Dopo le funzioni escretorie (che il testo prescrive secondo regole definite - ad es. indicando il luogo che non deve essere né una pubblica strada, né sulle acque, né sull'erba) ci si deve pulire adoperando rigorosamente la mano sinistra. 
Quindi si procede con il bagno vero e proprio. Qualsiasi atto religioso, compiuto senza il bagno preliminare, è privo di effetti meritori.

L'acqua del pozzo è adatta al bagno; ancora meglio quella di una fontana. 
Seguono, nell'importanza, l'acqua del lago, di un fiume, di un sito sacro (tirtha). L'acqua del Gange è quanto di meglio si possa ottenere. 
Ci si immerge oltre il capo recitando mentalmente i mantra previsti. 
Successivamente si debbono asciugare il capo ed il corpo, strofinandoli con un panno asciutto. Quindi si offre simbolicamente l'acqua agli dei ed agli antenati.

Le prescrizioni

Seguono alcune prescrizioni: 
Dare la precedenza a chiunque trasporti un peso, ad una donna incinta, al precettore. Non fissare mai il sole sia all'alba che al tramonto; non fissare mai il rflesso della luna nelle acque. 
Non guardare mai una donna nuda! 
Non sbirciare in un pozzo; non entrare in una casa se non attraverso il cancello principale. Non interrompere coloro che stanno parlando. Non rivolgere parola ad una donna durante il mestruo. 
Non ridere, starnutire o sbadigliare senza aver portato il palmo della mano dinnanzi alla bocca. 
Il giorno del vostro compleanno adorate la luna, gli dei, i brahmini. 
Non ungete il corpo durante il 4°, 6°, 8° giorno della quindicina lunare.

La lista dei divieti e delle prescrizioni potrebbe continuare. Possiamo affermare, per diretta conoscenza, che se nelle grandi città questo retaggio è divenuto estraneo, quanto lo sarebbe per un occidentale, per la gente che vive nei villaggi e nei piccoli centri - ed è la stragrande maggioranza dell'India - gran parte di queste pratiche sono tuttora in vigore.

Quattro fasi

AVAHANA (invocazione) 
Se non si tratta di puja nel tempio, nel caso di Vishnu e Shiva, vengono impiegati, rispettivamente, la pietra Shalagrama ed il bana-linga. Si richiede alla divinità di accettare la puja.

"Om. Mille teste ha il Purusha, mille occhi, mille gambe. Da ogni parte pervadendo la terra, egli riempie uno spazio largo dieci dita " (RigVeda 10.90.1) Vieni, signore del dio degli dei, enorme spelndore, signore del mondo, accetta la puja che è officiata da me, o migliore degli dei. Salute alle nobili divinità...ecc. 
Per questa invocazione offro una manciata di fiori.

ASANA (seggio) 
Alla divinità viene offerta una foglia di tulsi (basilico sacro) come sostituto del seggio.

"Om. Questo Purusha è tutto ciò che è stato e tutto ciò che deve ancora avvenire; il signore dell'immortalità che cresce tuttora con il cibo " (RigVeda 10.90.2) Signore del dio degli dei, accetta per il tuo piacere questo seggio che è tempestato di giolielli ed ornato d'oro. Salute alle nobili divinità...ecc. 
Per questo seggio offro una foglia di tulsi.

PADHYA (acqua per lavare i piedi) 
L'officiante versa dell'acqua sui piedi della divinità.

"Om. Così potente è la sua grandezza; si, più grande di tutto ciò è il Purusha. Un quarto di lui è tutti questi esseri; tre quarti, l'eterna esistenza nel cielo. " (RigVeda 10.90.3) O signore degli dei che puoi concedere ogni felicità, accetta l'acqua per lavare i piedi che viene offerta con devozione. Signore del mondo, salute a te. Salute alle nobili divinità...ecc. 
Offro acqua per lavare i piedi.

ARGHYA (acqua) 
Acqua mischiata a svariati ingredienti, tra cui pasta di sandalo, viene versata dalle mani a coppa.

"Om. Con tre quarti il Purusha è salito; un quarto di lui è ancora qua. Da qui percorse ogni angolo, su tutto ciò che mangia e che non mangia " (RigVeda 10.90.4) Salute a te, signore del dio degli dei; salute a te, Vishnu. Salute a te, sostegno del mondo, accetta la nostra acqua. 
Io offro arghya.padya,asana