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E' noto che molte regole della Smrti esprimono un atteggiamento sistematico di repulsione nei confronti degli avanzi alimentari. Questa ripugnanza è una delle forme assunte dall'estrema circospezione con cui l'India considera tutto ciò che ha attinenza con il cibo: esaltato in blocco nella poesia e nella speculazione vedica, il cibo (nei suoi ingredienti, nella preparazione, nelle regole di scambio e di consumazione) è investito di un simbolismo sociale e religioso così potente e complesso che le precauzioni da prendere, in ciò che lo concerne, non sono mai troppe.
L'alimento è uno dei veicoli privilegiati  dell'impurità, e quello del pasto è il momento in cui si è più vulnerabili ai pericoli della contaminazione. Più precisamente l'opposizione tra puro e impuro si manifesta con la massima evidenza nell'alimento, e di conseguenza in esso si concentrano  le differenziazioni gerarchiche di cui tale opposizione è il principio.

In quanto costituiti nella maggior parte dei casi da materie organiche e quindi di per sé deperibili, gli alimenti sono inoltre esposti al rischio di deteriorarsi in seguito al contatto con altre materie organiche, con corpi viventi o con tutto ciò che, avendo fatto parte di un corpo vivente, se ne separa: sangue, sperma, saliva, escrementi, urina, unghie, peli, frammenti di pelle ecc.
Tale è il pericolo che minaccia ogni tipo di alimento ma in primo luogo, ovviamente, gli avanzi. Gli avanzi alimentari non sono soltanto i resti di qualche cosa, sono anche gli avanzi di qualcuno: tanto più impuri quanto più era vile la persona cui l'alimento era destinato e che ha potuto toccarlo.
Come ci si mostra più sospettosi verso il cibo cotto che verso il cibo crudo, perché in tal caso ci si chiede: "chi ha cotto?", così l'avversione generale che pesa sugli avanzi si definisce e si precisa con la risposta alla domanda: "chi ha mangiato?".
Converrà dunque aggiungere questo criterio, specificamente sociale, a quello fornito dal grado d'intimità del contatto fra l'alimento e il corpo che è veicolo di contaminazione.
Ma il fatto degno di nota è che, indipendentemente da ogni altra considerazione, il resto, per il solo fatto di essere resto, è contaminato.

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Non è impuro soltanto mangiare gli avanzi, ma anche toccarli. Quando si può dire che un Bramano è fisicamente puro e idoneo a eseguire i riti (prayata)?
Secondo Apastambha quando, dopo aver urinato o defecato,  si è pulito dalle macchie di urina e di escrementi, e inoltre dalle macchie di cibo, dalle macchie di avanzi, e inoltre dalle macchie di sperma, quando si è lavato i piedi e ha bevuto un sorso d'acqua. E' dunque opportuno sbarazzarsi dei resti, così come della propria urina e dell'acqua di cui ci si è serviti per lavarsi i piedi, gettando tutto ciò lontano dalla propria abitazione.

(Charles Malamoud - Cuocere il mondo)