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L'occhio, a motivo della sua corrispondenza particolarmente adeguata con l'Intelletto, si offre per così dire spontaneamente al simbolismo tradizionale , e lo si ritrova, quantunque a livelli d'importanza assai diversi, nel linguaggio simbolico di tutte le Rivelazioni.
Gli altri organi di sensazione - o più generalmente le facoltà che trasmettono - sono suscettibili, è vero, di usi analoghi, ma di un'importanza meno centrale; si potrebbe dire : essi corrispondono piuttosto a funzioni distinte e pertanto secondarie dell'intelligenza, o ancora a modi fondamentali di ricettività e di assimilazione conoscitiva, la qual cosa significa che manifestano meno direttamente dell'occhio - o della vista - l'analogia tra le conoscenze sensibile e spirituale; unicamente la vista rappresenta, tra le facoltà di sensazione, l'Intelletto concepito in sé e nel suo principio.
L'evidente corrispondenza tra la vista e l'Intelletto dipende dal carattere statico e totale della prima: la vista attua, infatti, simultaneamente - e al pari dello spazio che le corrisponde tra le condizioni dell'esistenza corporea - le possibilità di gran lunga più estese nell'ambito della conoscenza sensibile, mentre gli altri sensi reagiscono soltanto agli influssi che sono in relazione con la sensibilità vitale; è d'uopo tuttavia eccettuare l'udito il quale, invece, non riflette l'intellezione statica e simultanea, ma dinamica e successiva e, rispetto alla vista, assume una funzione che si potrebbe definire lunare; per questo essa non è legata allo spazio ma al tempo, l'udibile ponendosi in definitiva nella durata. Comunque sia, la sensazione più importante - o meglio più intellettualmente esplicita - è incontestabilmente quella della luce, qualunque possa essere del resto l'importanza del suono primordiale e dei profumi, gusti e toccamenti spirituali; solo la vista comunica l'esistenza di corpi celesti incommensurabilmente  distanti e del tutto estranei ai nostri interessi vitali, e quindi si può dire che soltanto essa è essenzialmente oggettiva.

E' per conseguenza naturale paragonare la luce alla conoscenza e l'oscurità all'ignoranza e ciò spiega l'ampio uso che fanno le lingue più diverse, e anzitutto i Testi sacri, del simbolismo della luce e della visione da un lato e di quello dell'oscurità e della cecità dall'altro.

Il trasponimento simbolico dell'atto visivo sul piano intellettuale offre un'immagine assai espressiva dell'identificazione mediante la conoscenza: in tale processo in realtà bisogna vedere quello che si è, ed essere quello che si vede o si conosce...

(FRITHJOF SCHUON - L'occhio del Cuore)

 

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