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Lo Yoga fu, alle origini,   un "sistema" filosofico orientato verso un approccio diretto   allo sviluppo mentale e spirituale dell'uomo, al fine di aprire la strada alla conquista della Realtà ultima. Se questa disciplina possa avere un approccio pratico, definibile all'interno del sistema di cura e prevenzione della salute, è spesso oggetto di controversia. Ancora oggi alcuni esponenti sostengono che lo yoga non ha potenzialità curative, pertanto deve essere unicamente riferito agli "sforzi" di uno sviluppo mentale e spirituale per il raggiungimento di un più alto livello di coscienza.

Altri, invece, sostengono che esso intrinsecamente possegga un incalcolabile valore di  prevenzione e cura della salute fisica, tanto da considerarlo come un vero e proprio sistema di medicina. Sarebbe utile, a questo punto, esaminare la letteratura classica sullo Yoga per verificare come anticamente venisse concepito. A grandi linee, lo yogin si libera dai disturbi fisici per mezzo degli Asana, dal "male" attraverso Pranayama e dai disordini mentali per mezzo del Pratyahara.

Con Dharana ottiene stabilità mentale ed in Samadhi realizza quella infinita coscienza che, sola, può affrancarlo dalle rinuncie, dagli obblighi e dalle osservanze - persino religiose - basate sulle convenzioni mondane conseguendo, così, Moksha, la Liberazione dagli stati individuali.

Secondo la Shandilyopanoshad, ad es., l'uso di Bhadrasana [che si assume piazzando le caviglie sotto i testicoli ai lati del frenulo del prepuzio, le mani trattenendo fermamente i piedi e soprassedendo a qualsiasi benché minimo movimento] sarebbe la panacea per tutti i disordini e l'antidoto contro tutti i veleni.
Secondo Hathapradipika, la pratica di Matsyendrasana stimola il fuoco gastrico e rappresenta un mezzo per curare gravi disturbi, favorisce lo sviluppo di Kundalini e la stabilità di Chandra.  Quest'ultima viene localizzata alla radice del palato e si ritiene stillare continuamente "amrita" (nettare) che viene normalmente assorbito da Surya, localizzato nella zona del plesso solare o, più specificamente, nell'ombelico.

La pratica dell'asana suddetto consentirebbe di interrompere tale flusso e la sua conseguente dissipazione atraverso quello stato che si definisce "Chandra sthiratvam".
Il  "più eccellente" degli asana: Pashimottana, canalizza il flusso respiratorio in Sushumna, stimola il fuoco gastrico, purifica i reni e "rimuove tutti i disturbi dell'uomo".
Viparitakarani incrementa il fuoco gastrico ed il praticante avrà sempre "abbondanza di cibo".

Il ruolo del Pranayama 

La regolare pratica di Pranayama assicura una vita sana: questo è evidente dall'Hathapradipika. Colui che è abile a trattenere il respiro ed il desiderio quando il fuoco gastrico diviene più attivo ed il suono interiore (Nada) viene percepito, consegue una salute perfetta, in quanto le Nadi vengono purificate.
La pratica del Kumbhaka (ritenzione respiratoria) spinge Apana verso l'alto - anche attraverso mula bandha -; Prana deve essere sospinto verso il basso, oltre la gola (mediante jalandhara bandha): lo yogin, allora, diviene come un giovane libero dall'età.
La pratica del kumbhaka rimuove i disordini della gola causati da Kapha; il flusso respiratorio deve successivamente essere esalato dalla narice sinistra: ciò rimuove i disordini derivanti dall'eccesso di Vata e Pitta.

 Secondo Trishikhi Brahmaopanishad, lo yogin che ha conquistato l'aria vitale (prana) e i sensi diviene un adepto realizzato. Egli diventerà pacato nell'alimentazione, senza eccessivo bisogno di dormire, lucente nell'aspetto e vigoroso, ottenendo longevità in quanto ha superato la probabilità di una morte innaturale.
Esistono tre livelli di conquista: colui che subisce una profusa sudorazione durante il pranayama, ha conseguito il livello inferiore. I risultati saranno la scomparsa dei disturbi (generici).
Il praticante che , durante il pranayama, è in preda a tremore del corpo ha conseguito il livello intermedio ottenendo la guarigione dei disturbi e delle malattie incurabili.

Colui che durante il pranayama "si solleva con tutto il corpo" (levitazione?) è nel livello superiore, "divenendo uno" (allusione al superamento degli stati individuali) ed il suo organismo produrrà una limitata quantità di urina e di materia fecale, conquistando un corpo lucente, sostenendosi con poco cibo, esaltando la percezione sensoriale (acquisizione di poteri extrasensoriali?), disponendo di un pronto intelletto e della conoscenza delle tre dimensioni del tempo: passato, presente e futuro. Sarà il padrone di sé stesso. 

Secondo la Darshanopanishad, gli effetti del pranayama sono: purificazione delle Nadi, leggerezza del corpo, incremento del fuoco situato nell'ombelico (fuoco gastrico) e chiara manifestazione del "suono" (Nada). Questi sintomi indicano il compimento di un impegno il quale deve, tuttavia, continuare fino a raggiungere la loro percezione distinta. 

Ci fermiamo qui per tornare, successivamente, sugli specifici effetti curativi del pranayama secondo quanto contemplato dalla letteratura classica,  tracciando qualche utile deuzione fuori dei canoni di un sistema codificato in un lontano passato.