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E' il settimo membro dell' Ashtanga yoga di Patanjali. E' ciò che comunemente definiamo "meditazione" e che introduce allo stato di estasi o Samadhi
Essa si compie negli strati più profondi del nostro essere, in una sfera della consapevolezza umana che non è afferrabile con l'intelletto, nè raggiungibile con la mera volontà; è perciò impossibile descriverla esattamente.

 La percezione

La percezione delle cose avviene quando differenti tipi di vibrazione provenienti dall'esterno colpiscono gli organi di senso e la mente viene, così,  associata a quel particolare organo stimolato. 

E' esperienza comune, quindi, che fintanto che la mente non si associa al processo di percezione, questa non si attua, nonostante vi sia il contatto fisico.[ per una maggiore comprensione dal punto di vista filosofico, consulta il nostro commento alla BrihadAraniaka Up. 

E' altrettanto noto che nonostante la mente stia ignorando un largo numero di richiami che colpiscono i suoi organi di senso, non può chiudersi - anche volendolo - completamente. 
Alcune vibrazioni continuano ad ingaggiare la sua attenzione e quanto più  cerca di distoglierli, tanto più essi divengono insistenti. 
Tre categorie di fenomeni coinvolgono la mente durante una esperienza:

  • impressioni mutevoli prodotte dalle vibrazioni esteriori
  • memoria di esperienze trascorse
  • immagini mentali connesse all'anticipazione di eventi

Tra queste, la seconda e la terza sono squisite attività mentali; la prima scaturisce dal diretto contatto con il mondo esterno. 
Pratyahara si occupa di sopprimere la prima; le altre due sono gestite da Dharana e Dhyana. 
"Quando i sensi si staccano dai loro oggetti per assumere la natura propria della coscienza, si ha il pratyahara" [Yoga Sutra]

Pratyahara

Visto che l'esperienza quotidiana si svolge quasi sempre in un mondo complicato e vorticoso dove gli stimoli attirano continuamente l'attenzione e le reazioni sono frutto di una costante abitudine, la mente non è certamente predisposta all'indagine profonda. 
Patanjali, nella sua opera di sistematizzazione dello yoga classico, fa precedere questo stadio da altri due che rappresentano un vero e proprio allenamento alla capacità astrattiva: Pratyahara Dharana .

Il primo definisce il processo di autolimitazione dell'esperienza oggettiva. 
Questo è un pre-requisito essenziale e rappresenta il ponte tra la condizione esteriore (Bahiranga) e quella interiore (Antaranga). 
Letteralmente è il "rifiuto di afferrare". 
Allorché I sensi sono introvertiti, la mente non è distratta da stimoli esterni, aumentando così il suo potere di concentrazione

Dharana e Dhyana

Dharana è il sesto membro dell'Ashtanga Yoga ed il primo della triade che caratterizza "l'ambiente interno" definito da Patanjali "SAMYAMA". 
Alcune Upanishad la considerano  uno stato di non fluttuazione della mente [Nishkali bhava] ed un   mezzo di liberazione. 
Letteralmente, il termine significa "concentrazione".  Secondo la moderna psicologia, la mente non può essere fissata su alcun oggetto per un considerevole periodo di tempo. 
Una attività, ridotta, permane  anche durante il più alto grado di concentrazione. 
Quindi, concentrazione, può indicare solo  il controllato movimento della mente all'interno di una sfera limitata, riportandola indietro nel momento in cui tale connessione viene interrotta. Questo è già un risultato considerevole. 
Nello Yoga, sebbene la concentrazione inizi con un controllato movimento della mente, essa può raggiungere uno stato in cui tutti i movimenti, o cambiamenti si interrompono. 
In questo stadio la mente diviene "una" con l'essenziale natura dell'oggetto di concentrazione.

Dhyana è uno stato di continua contemplazione senza alcuna interruzione. 
Al suo interno possiede ancora una modificazione [vritti] ma questa è, appunto,  l'oggetto della meditazione. 
Il protrarre indefinitamente questa condizione può portare al Samadhi. 
Patanjali lo descrive come una condizione in cui si esperisce solo l'oggetto della meditazione e non della mente in sé.

E' la sospensione dell'auto consapevolezza che può aprire la porta al nuovo universo, con la fusione del rapporto soggetto - oggetto di meditazione. 
Il momento esatto in cui si attua questo passaggio, non è possibile stabilirlo; se così fosse ci ritroveremmo nell'ordinarietà della condizione mentalea