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“O figlio di Kunti, anche i sensi eccitati di un uomo colto, per quanto egli si sforzi strenuamente, conducono la sua mente lontano: perché la mente che segue i sensi vaganti allontana la sua discriminazione, così come il vento allontana una barca sull'acqua...” (Bh.G. - II - 60, 67).

Il potere della costanza

Lo yoga può esserci d'aiuto anche nella nostra vita quotidiana, ma occorre essere onesti con sé stessi! Che cosa desideriamo?
Acquistare nuovi "poteri miracolosi" e straordinari, o la semplice possibilità di riconquistare quel profondo equilibrio interiore che, da bambini, faceva ruotare il mondo intorno a noi?
Riuscire a percepire la "presenza di forze soprannaturali" o, più semplicemente ed umanamente riuscire a sentire coloro che vivono vicino a noi e che con noi condividono “caldo e freddo, piacere e sofferenza...”? 

Se così fosse, coltiviamo innanzi tutto quelle qualità fondamentali che gli antichi testi dello yoga definiscono Yama e Niyama e che altro non sono se non i fondamenti della morale e della condotta etica.
Le loro basi, in fin dei conti, non avrebbero bisogno di essere ricercate nei trattati dello yoga, ma sono il più naturale corredo del patrimonio umano.
Tuttavia, l'eccellenza morale e la perfezione etica non sono il traguardo finale dello Yogin: essi rappresentano semplici mezzi per realizzare il senso e lo scopo della vita.

Il potere della costanza è, invece, una vera e propria virtù che appartiene in particolare a colui che si incammina sulla strada dello Yoga.
Il successo è possibile solamente se, attraverso la costante meditazione, la mente sia mantenuta equilibrata “nel caldo e nel freddo, nel piacere e nella sofferenza...” nel guadagno e nella perdita, nel successo e nel fallimento, nella lode e nel disprezzo.
“O figlio di Kunti, anche i sensi eccitati di un uomo colto, per quanto egli si sforzi strenuamente, conducono la sua mente lontano: perché la mente che segue i sensi vaganti allontana la sua discriminazione, così come il vento allontana una barca sull'acqua...” (Bh.G. - II - 60, 67).

Lo Yoga secondo Garuda Purana

 1 Ora esporrò il grande Yoga e le sue parti, i quali conducono al godimento del mondo ed alla salvezza. Esso redime tutti i peccati se letto con devozione. Prego, ascolta
 2  Il sentimento del Possesso è la causa primaria di tutte le miserie, che può essere rimosso dal sentimento del distacco. Il nobile illuminato Dattatreya accennò la stessa cosa ad Alarka
3-5  

L'albero dell'Ignoranza, ricercato da colui che è incline alla cura del mondo per l'appagamento della pace e della felicità ha il grande bacino intorno ad esso [al sentimento del possesso] sotto forma della ricchezza e del nutrimento. Sua radice è il Peccato. Il germe è il sentimento dell'Egoismo. Il tronco è il sentimento del Possesso. Case, terreni ecc. sono i suoi rami. Mogli, figli ecc. sono le tenere foglie. Coloro che si nutrono del Brahmarasa libero delle impurità (di Rajoguna) e sono privi di spine, lo abbattono con la scure dell'apprendimento e si assorbono nella suprema divinità.

 6-7  Le persone dotate di intelletto ottengono, così, la più alta felicità. O re (Alarka) il sé nel quale i sensi si fondono non è né il vostro corpo fisico, né il mio. Non è importante ciò che vedi e senti. Né lo sono i Tanmatra, né la parola, né la mente
 8-9  Il sé identificato con il corpo muore oggi e rinasce domani. Ciò è dovuto ai tre Guna. Sebbene il corpo e l'anima sembrino essere uno, in realtà vi è distinzione tra i due. Lo Yogin che conosce tale diversificazione ottiene la salvezza che consiste nell'identità con il supremo Essere. O figlio, è a causa dei tre Guna, che tale identità non viene realizzata
 10  Viene chiamata casa il luogo dove abiti; ciò che ti sostiene viene definito nutrimento. Analogamente, ciò che conduce alla salvezza viene chiamata "vera conoscenza". L'ignoranza porta a risultati opposti. 
 11  Meriti e demeriti, o Re, possono essere esauriti attraverso la debita esperienza dei loro frutti. L'annichilamento delle attività ancora da esperire è possibile atraverso la loro astensione.
 12  Yama e Niyama sono di cinque tipi: non violenza, veracità, astensione dal furto, continenza, rifiuto di doni. Shauca, o purezza, è di due tipi: interna ed esterna.
 13  Dama (Soppressione) è soddisfazione, quiescenza dovuta alle austerità e all'adorazione di Vasudeva.. Per Asana intendiamo le differenti posture, come Padmaka, ecc. Pranayama significa pieno controllo del respiro
 14-15  Esso è di tre tipi: Puraka, Kumbhaka e Rechaka, ciascuno dei quali è ulteriormente suddiviso in tre. Laghu (di breve durata) consiste di dieci matra [periodi di tempo più brevi di un secondo]; Madhyama è di venti matra e Uttama è composto di trenta matra. Un Pranayama con Japa e Dhyana è chiamato Sagarbha Pranayama; suo opposto è Agarbha Pranayama
 16  Si possono dominare i vari difetti del corpo per mezzo del Pranayama. Per mezzo di Puraka viene vinta la sonnolenza. Per mezzo di Kumbhaka si possono conquistare le sensazioni di brivido. Con Rechaka si possono vincere gli eccessi di calore nel corpo
 17  Seduto in una postura yogica confortevole, premendo il pene ed i testicoli con i talloni, occorre tenere Pranava nel cuore e praticare Pranayama.
 18  La funzione di Tamoguna deve essere soppressa per mezzo di Rajoguna e quella di Rajoguna deve essere soppressa per mezzo di Sattvaguna. Infine, il praticante di Yoga deve mantenere sé stesso in Nishkalavritti
 19  I sensi, l'aria vitale e la mente debbono essere ritirati dall'esperienza oggettiva. Questa completa astrazione è chiamata Pratyahara e deve essere costantemente praticata
 20  Fare otto o dieci Pranayama, viene chiamato Dharana. Coloro che conoscono la verità parlano di due tipi di Dharana
 21-22  Vi sono dieci punti di concentrazione per la pratica di Dharana. Primo, nelle Nadi [la traduzione è incerta: potrebbe anche esssere riferito a Nabhi, l'ombelico] quindi, nell'ordine: cuore, gola, bocca, punta del naso, centro tra le sopracciglia, testa ed infine l'anima suprema. [il testo, nonostante l'asserzione precedente di dieci punti, in realtà ne elenca solamente sette. Se prendiamo in considerazione il termine Nadi anziché Nabhi, ne aggiungiamo altri tre - Ida, Pingala e Sushumna - arrivando, così, a dieci] Dopo aver praticato questi dieci Dharana con successo si ottiene lo stato immortale
 23  Così come un fuoco si fonde in un altro fuoco, nello stesso modo l'anima individuale si fonde nell'anima suprema. La singola sillaba Om, che è il simbolo del Brahman e la più sacra, deve essere ripetuta frequentemente
 24  Le tre lettere A, U ed M insieme costituiscono la mistica sillaba Om che simbolizza il Brahman eterno

 Fonte: The Garuda Purana - capitolo 226. Motilal Banarsidass Publishers. Delhi